Birmania/Burma: dittatura militare e resistenza non violenta

Mercoledì 22 febbraio 2012, dalle 18:00 alle 19:30, Biblioteca Comunale di Monterotondo, VIII° Incontro: Birmania/ Burma: dittatura militare e resistenza non violenta. Relatore: Leopoldo Tartaglia. 

Il 2010 è forse stato un anno cruciale per la Birmania (Myanmar, per il suo governo).

La giunta militare - in vario modo al potere dal 1962 -  ha convocato elezioni generali. Elezioni "truccate" in partenza, perchè la costituzione adottata nel 2008, ratificata da un referendum giudicato non trasparente dalla comunità internazionale, conferma il potere dei militari, indipendentemente dall'esito del voto. Non solo perché assegna ai militari il 25% dei seggi. L'esclusione costituzionale di Aung San Suu Kyi dalla candidatura, quando il premio Nobel per la pace e la sua NLD, Lega Nazionale Democratica, avevano stravinto le  elezioni del 1990, e la repressione verso le minoranze etniche - il 40% della popolazione - hanno fatto del voto un tentativo della giunta di legittimare la cinquantennale dittatura.  Ma hanno anche fatto emergere divisioni e scricchiolii dentro il regime, mentre arrivavano notizie di scioperi in alcuni distretti industriali, forse per la prima volta non repressi con la violenza.
La crisi economica e i bassi salari hanno diffuso protesta e malcontento anche nei ranghi bassi dell'esercito.
A un anno e mezzo di distanza, pur tra mille contraddizioni, qualche apertura "democratica" sembra in corso e la stessa  Aung San Suu Kyi, liberata dopo 15 anni tra carcere e arresti domiciliari, ha potuto riprendere una certa attività politica, così come sono stati liberati molti prigionieri politici. Resta il quadro drammatico di guerra e repressione nei confronti delle minoranze etniche, di pesante sfruttamento del lavoro e della popolazione rurale, di minacce e violenze contro le donne, di lavoro forzato nell'esercito e nelle imprese di proprietà delle gerarchie militari, di reclutamento di bambini soldato.  Miseria e impoverimento della popolazione, mentre i lauti proventi della vendita di materie prime, soprattutto energetiche, vanno ad ingrossare i conti esteri dei generali, colpiti dalle sanzioni europee e statunitensi.
Rimane aperto anche il tema delle sanzioni internazionali, del ritiro delle multinazionali occidentali (ad esempio, la francese Total) e delle pressioni su Cina, India e Russia, principali investitori sulle materie prime birmane e fornitori di armamenti alla giunta militare. Così come il sostegno un ruolo sempre più attivo dell'OIL e del suo ufficio a Rangoon per lo sradicamento del lavoro forzato.

Leopoldo Tartaglia, coordinatore del Dipartimento Politiche Globali della CGIL Nazionale, è stato responsabile per nove anni dei rapporti con il continente asiatico e rappresentante della CGIL presso l'Organizzazione Internazionale del lavoro. Autore di numerosi articoli di politica internazionale, nel 2010 ha pubblicato per la casa editrice Ediesse "Bandiere rosse sul tetto del Mondo", tratto dai viaggi e dalle missioni realizzate in Nepal.


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