Terra, Acqua, Aria e ...








Ci siamo sentiti indifesi e impotenti di fronte alla furia degli elementi, mentre le immagini di ciò che il vortice di aria e di acqua ha lasciato sulla terra al suo passaggio suscitava un coacervo di sentimenti, dallo sgomento alla proiezione della paura - «cosa farei se laggiù ci fossi anch’io? e se lì fosse rimasta la mia famiglia?»- dall’empatia alla solidarietà.

Le nazioni, i governi, le istituzioni, gli enti pubblici e privati, le singole persone si sono mobilitati affinché ancora una volta  una catena di solidarietà potesse colmare la distanza che separa le nostre abitazioni sicure da quelle che  un momento prima erano case e poi, improvvisamente, non lo sono state più.


Anche la Fondazione Angelo Frammartino ha voluto essere uno dei mille rivoli che affluiscono al grande fiume degli aiuti: il contatto stabilito tra la Sezione milanese della Fondazione e l’Associazione Nazionale Italo Filippina ha aperto la via attraverso la quale il nostro piccolo contributo potrà  raggiungere le terre devastate, la gente priva di tutto e per la quale l’aiuto degli altri rappresenta l’unica speranza di sopravvivenza.

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La proposta di mettere a disposizione indumenti, scarpe, coperte, giocattoli è stata accolta con una sollecitudine che, meglio di tante parole, ci ha fatto percepire quanto fosse apprezzata; da quel momento tutto si è svolto con naturale semplicità: gli accordi con le persone che ci avrebbero affiancato nell’operazione, la consegna dei materiali necessari all’imballaggio, le giornate trascorse a suddividere gli indumenti  per tipo e per taglia, distribuendo negli scatoloni tutto ciò che si trovava nel nostro magazzino dove, da alcuni mesi, eravamo andati raccogliendo quanto  la generosità di molti metteva a disposizione dei meno fortunati.

Sebbene allora pensassimo a destinatari “più prossimi” in un quartiere periferico – Quarto Oggiaro – dove i bisogni e l’emarginazione sociale appartengono alla quotidianità, la drammatica emergenza dall’altra parte del pianeta ha fatto sì che le persone del quartiere ci aiutassero a confezionare i pacchi contenenti proprio quegli oggetti che, inizialmente, erano destinati a loro.

 

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E poi ci sono i duecento chili di riso, un dono concreto che è anche un simbolo: alcuni alimenti, più di altri, recano in sé la valenza di nutrimento, forse perché, nati dalla terra, della terra custodiscono la forza vitale e l’energia.

Ogni popolo ha il proprio “cereale di elezione”, nel quale si concretizza il concetto di cibo e proprio per tale ragione il pensiero che dal nostro Paese il riso giunga là dove le coltivazioni sono state distrutte ci sembra un gesto colmo di significati e di speranza.

Tutto è pronto: oltre venticinque scatoloni diversi per contenuto, ma tutti con la medesima spirale multicolore che la Fondazione ha eletto a  simbolo della continua espansione del messaggio di Pace.

Mentre aspettiamo l’arrivo dei ragazzi ai quali affidarli perché possano imbarcarli sulla nave che li porterà a destinazione, un ricordo echeggia  nella nostra mente dai tempi del liceo: Acqua, Aria, Terra … «e il Fuoco?», il quarto elemento dei filosofi è forse escluso dalle vicende di queste drammatiche e intense giornate?

Intanto è arrivato il camion e alcuni giovani della comunità di Filippini che a Milano vivono e lavorano avendo lasciato al loro  Paese i  parenti e gli amici, stanno caricando insieme a noi la montagna di pacchi.

Ecco, la risposta ora è lì, chiara e tangibile, davanti ai nostri occhi: la fiamma della Solidarietà, elemento unificante grazie al quale le energie di tutti si fanno fiume …. Il lavoro è compiuto, il magazzino sembra tanto più grande e le voci vi risuonano con  una strana eco, perché gli scaffali sono vuoti, ma noi sappiamo che non resteranno così a lungo … e questa è una delle tante consapevolezze che Angelo ci ha donato …


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Pasquale e Silvia

Milano
- Quarto Oggiaro, 26 novembre 2013

 


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