Gio23112017

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Memorie - Nel ricordo e nell'impegno, il ''volo'' di Angelo non smarrisce la sua rotta

di Anna Foti - “Bisogna imparare ad amare daccapo, bisogna tornare ad amare ogni giorno”. Parole di pace e di speranza, quelle che viaggiavano da un luogo, dove sembravano trionfare violenza, guerra, intolleranza, raggiungendo l’Italia tramite una mail. L’ultima scritta nell’agosto del 2006 dal giovane Angelo Frammartino, il volontario italiano poco più che ventenne accoltellato la notte del 10 agosto del 2006 a Gerusalemme.

Un testamento di amore per la vita, quello raccolto da quanti, tanti, si stringevano, allora come adesso, attorno ai genitori, Michelangelo e Silvana Frammartino originari della cittadina calabrese di Caulonia, ai giovani compagni partiti per offrire, insieme a lui, un contributo fattivo di solidarietà in una situazione di conflitto e tornati poi in Italia con fardello sul cuore: la morte di Angelo, un ragazzo che amava la vita, si spendeva per gli altri, definito soldato di pace, le cui armi erano il sorriso e la buona volontà.


Un coraggio inconsapevole e per questo inossidabile, limpido e libero come la sua scelta di dedicarsi agli altri, di sognare e costruire la pace per le generazioni future.


Residente a Monterotondo in provincia di Roma, Angelo era studente universitario a Roma, nipote di Nicola Frammartino, già sindaco di Caulonia, militante nel partito di Rifondazione Comunista, nelle sue lettere dal Medioriente parlava di non violenza in un clima di guerra, seminava la speranza tra le macerie.


Confidava il malessere e l’inquietudine di una coscienza che più scava in questo tempo, fatto di ingiustizie e assurdità, più si affatica e, resistendo vigile, trova in un sogno di pace concime per continuare a coltivare la speranza.Ma i sogni richiedono il coraggio di guardare in faccia ciò che si vuole cambiare per rendere questo mondo all’altezza di essi.


Luis Sepulveda scrive che i sogni vanno difesi e che questa difesa è legata all’antica lotta tra bene e male, tra il bello e il sublime nel senso più pieno e profondo. Angelo ha onorato questo dovere di difesa per rendere vivo il diritto ad un futuro di luce e pace. Il suo sangue, anche calabrese, è stato versato sulle strade di Gerusalemme in una guerra che, come tanti, avrebbe potuto non ritenere anche la sua ma che invece lo è diventata con la scelta di operare in quelle terre da volontario, prima, per averci speso i suoi ultimi respiri, poi.


Da quella terra martoriata ha stagliato i suoi ultimi sguardi a questo mondo assalito dalla violenza e dalla guerra, senza mai privarlo di speranza.Una passione civile esemplare perché fatta di scelte semplici e al contempo coraggiose che la guerra, in tutta la sua follia, ha travolto e calpestato ma che nessuna brutalità potrà mai cancellare.


Alla memoria e alla coscienza di ciascuno, il dovere di impedirglielo. Purchè sia una memoria fattiva e concreta per la quale il tempo chiave sia il futuro e non il passato.


Nel suo ricordo, in questi anni, sono nate l’associazione “Amici di Angelo” e la fondazione (www.angeloframmartino.org) attive nella promozione dei temi della solidarietà internazionale, della pace e della legalità. Istituiti in diverse Università italiane borse di studio intitolate alla sua memoria e un premio, “Pace è….diritti”, quest’anno dedicato appunto al tema dei diritti ed assegnato al giornalista Fabrizio Gatti.


Un premio divenuto occasione di riconoscimento per persone che nel loro quotidiano familiare e professionale si impegnano per promuovere i valori universali della Pace e della Libertà.


Lo scorso anno è stato assegnato al magistrato antimafia Nicola Gratteri e negli anni passati ai familiari dell’eccidio nazista di Marzabotto (Monte Sole), in provincia di Bologna, del 1944 (2011), a Don Pino De Masi, referente di Libera Piana (2010), al preside Carmelo Filocamo (2009), a Deborah Cartisano figlia di Lollò Cartisano, fotografo “calciatore” di Bovalino sequestrato e ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1993, e a Stefania Grasso figlia di Vincenzo Grasso, commerciante di Locri ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1989 per avere denunciato una richiesta estorsiva (2008).


Storie che si incrociano e si legano in modo speciale e profondo nel segno della memoria di un giovane che ha lasciato il proprio respiro laddove il cuore lo ha condotto. Piccole gocce di dolore che riscoprono consolazione e speranza, unendosi attorno al ricordo sempre ridente di Angelo, definito dall’amico Alessandro Zattini piccolo messaggero di amore e grande portatore di pace.


Piccole gocce indispensabili che alimentano un fiume in continuo scorrimento. Un messaggio di speranza che si rinnova nonostante il tremendo senso di perdita, nonostante lo strazio infinito di un volo interrotto per sempre.


Ma quel volo non accenna a perdere la sua rotta, il suo senso, anche se la cieca violenza ne ha interrotto il percorso.


Quel compimento torna ad essere possibile, se altri continueranno a credere e ad essere umili e piccole gocce di un fiume che, pur conoscendo le piene della follia incontrollata delle correnti, sia sempre capace di ritrovare quella dimensione di quieta e tenace ri-esistenza, di inarrestabile ricerca e scoperta di nuovi alvei dove confluire e da cui proseguire il cammino.


Fu sempre Alessandro Zattini a rivolgere ad Angelo parole che, ancora oggi, non risuonano come un addio: ”Hai presente, dolce rosa d’estate, il cielo terso dopo la pioggia, quel senso di profonda dispersione che provo guardando in alto, perché divengo improvvisamente consapevole delle mie piccolezze e dei miei limiti di persona?


Come posso oggi dirti che se li alzo ancora quegli stessi occhi tra il velo delle lacrime e delle nuvole candide vedo il tuo sorriso, sento le tue parole, ed ho solamente voglia di aspettarti e di lasciarmi travolgere dal fiume in piena delle tue emozioni?


Se una vita è stata vissuta con amore, persino la morte può insegnare, ancora, speranza e coraggio, persino alla morte può seguire l’arcobaleno. Così è stato per la vita e per la morte di Angelo. I suoi amici sanno di poterlo incontrare sempre, purchè non rinuncino ai loro sogni e non si arrendano.


Di seguito il link al sito da cui è tratto l'articolo:

http://www.strill.it/index.php?option=com_content&task=view&id=173442