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Una storia, tante storie: “La Vela Grande”- Gruppo appartamento per minori stranieri non accompagnati, promosso dall’Associazione palermitana “Apriti Cuore”

Secondo la legislazione nazionale, per “minori stranieri non accompagnati” si intendono i minorenni non aventi cittadinanza italiana o di altri Stati europei che - non avendo presentato domanda di asilo politico – si trovano per qualsiasi causa sul territorio dello Stato italiano privi di assistenza e  rappresentanza da parte dei genitori o di adulti legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano.


Scrivo questo articolo da Palermo, capoluogo di una regione italiana “in prima linea” sul fronte dell’immigrazione:è di rilievo e di interesse nazionale, in prima istanza per l’esponenziale aumento dei dati quantitativi considerato che, nel corso del 2013, i flussi migratori in arrivo alla frontiera sud dell’Italia si sono intensificati considerevolmente: secondo i dati forniti da Save the children i dati sono tratti dal “DOSSIER MINORI MIGRANTI IN ARRIVO VIA MARE 2013” prodotto da Save The Children Italia Onlus) tra il 1° gennaio e il 30 novembre 2012 sono arrivati infatti in Italia via mare 12.542 migranti, mentre nello stesso periodo del 2013 ne sono giunti 40.244.

 A tale incremento – di per sé considerevole – corrisponde un aumento dei minori da 2.123 del 2012 a 7.928 del 2013, mentre un dato ancora più preoccupante – in relazione al diritto internazionale di tutela del minore sancito dalla Convenzione internazionale dei diritti per l’infanzia - è l’incidenza dei minori stranieri non accompagnati: fino al 30 novembre 2013 – sempre secondo i dati elaborati da Save the children.

Nel 2013, rispetto alla nazionalità dei minori si rileva che la quasi totalità (2.331) di quelli in nucleo familiare sono siriani, mentre la maggior parte dei minori non accompagnati sono siriani (1.192), egiziani (1.099), somali (816) ed eritrei (611).

D’altra parte, la Sicilia è in prima linea non solo per ragioni geografiche - quale luogo di frontiera e Porta del Mediterraneo – ma anche in quanto luogo dove diversi attori sociali e cittadini comuni si dedicano all’accoglienza e alla tutela dei “diritti dell’Altro”.

E’ il caso del gruppo-appartamento “La Vela grande”, una realtà palermitana che ospita minori stranieri non accompagnati, guidandoli lungo un percorso di integrazione sociale basato sul rispetto della dignità di ciascun giovane e delle sue origini culturali.


La Vela grande
, situata nel cuore di Palermo, offre la possibilità di accogliere sei giovani di una fascia di età compresa tra i 17 e i 21 anni
: si tratta di una organizzazione nata nel 2004 per volontà dell’associazione “Apriti Cuore” di Palermo al fine di favorire l’autonomia e l’integrazione dei giovani ospiti della struttura.

Personalmente ho avuto modo di conoscere questa realtà circa quattro anni fa, in occasione di uno stage formativo in mediazione interculturale, e durante quella esperienza ho potuto sperimentare, come si può favorire l’integrazione secondo una dimensione interculturale rispettosa delle differenze.

Alla “Vela Grande”, ciascun ragazzo è protagonista del proprio percorso di vita e gli educatori definiscono insieme al mediatore culturale e al giovane “la direzione della vela” che intendono dare a questo viaggio chiamato vita.

L’aria che si respira alla “Vela Grande” è proprio quella di una casa, un luogo dove ciascuno ha il proprio ruolo e i compiti di gestione e cura dell’abitazione sono condivisi: si fanno i turni per le pulizie e per la spesa, si pranza insieme, si condividono gli spazi comuni per trascorrere del tempo insieme; ci si dedica allo studio, al lavoro, si organizzano attività di svago, feste, si rispettano i precetti religiosi.

La dimensione comunitaria che i ragazzi vivono qui rappresenta la cornice di senso entro cui collocare il progetto di integrazione, in quanto solo vivendo in “condizioni di normalità” è possibile progettare un futuro. Questo è ciò di cui hanno bisogno giovani che approdano in un paese sconosciuto senza una famiglia, privi di ogni riferimento, e colmi di smarrimento e paura.

Intervista con la dott.ssa Mariella Bisesi, Coordinatore del gruppo appartamento “La Vela Grande” Alla luce degli ultimi sbarchi, secondo te, come sono cambiati i bisogni dei minori stranieri non accompagnati che sbarcano in Sicilia oggi, rispetto a dieci anni fa, quando avete iniziato ad accogliere ragazzi presso la vostra struttura?Anni fa, i ragazzi arrivavano con un bisogno impellente di lavorare, anche in base alla richiesta specifica della famiglia. Oggi, seppur permane questo bisogno, i ragazzi sono più propensi ad accogliere una proposta progettuale di lungo periodo, che punti ad un processo di integrazione fondato su apprendimento della lingua italiana, formazione e lavoro. Quanti ragazzi, quante storie di vita avete incontrato in questi 10 anni?

Noi  accogliamo ragazzi di minore età a partire dai 17 anni, con una possibile estensione  di permanenza nella struttura fino ai 21 anni, qualora venga proposta dall’equipe, condivisa dal giovane e, successivamente, riconosciuta la prosecuzione amministrativa da parte del giudice. Dal 2004 ad oggi, abbiamo accolto circa 26 giovani, con una permanenza media di due anni per ogni ospite.

Voglio precisare che la struttura accoglie fino a un massimo di 6 giovani e per ognuno di essi l’obiettivo è quello di predisporre e attivare un progetto di integrazione di lungo periodo, spendibile anche oltre la vita nel gruppo appartamento. I giovani fino ad ora accolti sono di origine geografica diversa, Nord Africa (Tunisia, Marocco, Egitto) Centro Africa (Mali, Togo, Ghana, Senegal) e Asia (Bangladesh).

Ciascuno è giunto con le proprie motivazioni e con le proprie aspettative, alcuni con vissuti molto complessi, tanto da richiedere la protezione internazionale per motivi umanitari.


Che lavoro educativo fate con i ragazzi per promuovere l’integrazione?

Abbiamo scelto di lavorare in un contesto educativo dove l’accoglienza non si concentra solo nella prima fase di arrivo del ragazzo, bensì continua durante tutto il percorso del giovane, per intrecciare le suerisorse personali con quelle che noi operatori possiamo mettere a disposizione insieme ai servizi.

Gli operatori rappresentano dei tutor per i ragazzi, per favorire i processi di apprendimento della lingua italiana, i percorsi di inserimento socio-lavorativo e le attività di socializzazione.

Si tratta di un modello nel quale l’attenzione verso l’Altro è fondamentale. Cerchiamo sempre di ascoltare le ragioni dell’Altro, e allo stesso tempo poniamo in discussione le nostre scelte operative, in funzione delle esigenze altrui, questo significa garantire un accoglienza permanente, importante per coltivare una relazione educativa efficace.


I bisogni che emergono più spesso, nella quotidianitàcon i ragazzi?

Loro arrivano in Italia con un bisogno, o meglio un obiettivo: lavorare. In risposta a tale bisogno noi cerchiamo di strutturare questa richiesta in un percorso formativo e lavorativo.

Occorre fare dei passi insieme, tra cui l’apprendimento della lingua quale canale privilegiato, il rafforzamento delle competenze di base, la formazione professionale e l’orientamento al mondo del lavoro.

Per tutti permane il bisogno di continuità emotiva e affettiva con il proprio Paese d’origine, che esaudiscono attraverso il rispetto dei precetti religiosi, il consumo di cibi tipici, la fruizione culturale di musica e libri della lingua del
Paese d’origine, le relazioni trans-culturali a distanza o la partecipazione alla vita della rete etnica di appartenenza radicata nella realtà palermitana.

Quali cambiamenti strutturali rilevate nei ragazzi dal momento dell’arrivo sino alla partenza?

Intanto, la nostra modalità è quella di far visitare e conoscere la struttura al ragazzo, prima dell’inserimento effettivo, una strategia – questa - che ci permette di rendere il giovane protagonista del proprio percorso. E’ un modo per rendere questa struttura la loro casa, una percezione che si coltiva durante la permanenza e continua anche dopo la fuoriuscita.

Fare di
questo luogo la loro casa è uno degli obiettivi che ci prefiggiamo, sicuramente perché sostiene quel modello dell’accoglienza continua di cui parlavamo prima e allo stesso tempo favorisce l’integrazione.

Lavorare con i ragazzi senza la presenza fisica delle famiglie, cosa significa?

Le famiglie non sono presenti fisicamente, ma noi le abbiamo sempre nelle nostre teste, il ragazzo ha dietro sé la propria storia e la propria famiglia, dimenticare ciò significherebbe rendere fallimentare qualsiasi percorso si voglia costruire.

Per loro la famiglia rappresenta il soggetto che dà “mandato” a loro stessi per andare in un Paese nuovo, per questo dedichiamo tempo e attenzione alla conoscenza delle aspettative della famiglia sul viaggio che i figli compiono. E’ infatti, un forte segnale di accoglienza per il ragazzo, ri-conoscere i valori, la storia, le aspettative e le abitudini della propria famiglia d’origine
.

Mentre si svolge questa intervista, alcuni ragazzi si affacciano timidamente alla porta dell’ufficio: intuisco che non sono pronti a dare voce alle loro storie di vita, ancora dominate dalla paura e dal ricordo delle sofferenze patite nelle interminabili giornate trascorse fra le onde di un mare ostile che alcuni di loro, per ora, non vogliono più scorgere neppure da lontano.

Eppure nella luce dei loro occhi, in quella tazza di caffè e nel dolce preparati da loro stessi e che mi offrono con “orgogliosa” cura perché anch’io possa partecipare alla loro festa, percepisco tutto un mondo in positivo divenire, l’esito di un processo che lentamente, ma costantemente, condurrà la vela di ciascuno di questi ragazzi verso un porto sicuro, nel quale nessuno debba mai più sentirsi straniero.

Rita Affatigato

Palermo, 23 febbraio 2014

Per vedere il power point di presentazione del progetto cliccare questo link