Il giornalista Ilario Filippone, corrispondente del quotidiano Calabria Ora e dell’agenzia Reuters, è stato fatto oggetto di un gravissimo atto intimidatorio, nella notte tra martedì e mercoledì, qualche minuto prima delle due: la sua auto, parcheggiata proprio sotto la finestra della sua casa sita a Locri in provincia di Reggio Calabria, è stata completamente distrutta da un incendio che si è improvvisamente levato con fiamme imponenti che solo per un nulla non si sono propagate alla camera dove dormiva il giornalista.
Purtroppo ci scopriamo antirazzisti, solidali e preoccupati dopo che avvengono gli incidenti dopo che le persone diverse, subiscono le umiliazioni e le violenze dei prepotenti. Come quanto accaduto a Neila e Nadia, le due sorelle tunisine, oltraggiate e percosse con calci e schiaffi da un gruppetto di giovani, ragazzi e ragazze di Monterotondo o dei dintorni (aspetto questo insignificante, ma che sicuramente è presente tra chi cerca di allontanare e rimuovere il problema), mentre le due donne con il figlio di Nadia, erano sedute ad un bar, nel pieno centro della nostra cittadina, nella passeggiata. La loro colpa è di essere diverse, straniere e mussulmane, di portare il chador, il foulard islamico che lascia scoperto il volto, un segno di fede come esistono altri segni di fede di altre religioni, consentiti, rispettosi e da rispettare.