Gio18012018

Back Sei qui: Home > Comunicazione > Editoriali > Nuove barriere, nuove violenze

Nuove barriere, nuove violenze

Pubblichiamo, anche come editoriale della nostra Newsletter del mese di Febbraio 2011, un articolo tanto bello quanto forte scritto dal nostro Presidente Pierangelo Frammartino e da Chiara Calò, componente delle Fondazione e del gruppo che si occupa delle scuole, che prende spunto dalla tragedia che pochi giorni fa ha colpito tutti noi davvero nel profondo, ovvero la fine di quattro giovanissime vite nell'ennesimo incendio in un campo rom della nostra capitale. Sono queste per noi le "nuove barriere, nuove violenze".

Pochi giorni fa Raul Mircea (4 anni), Fernando (5 anni), Patrizia (9 anni) e Sebastian (11 anni) hanno perso la vita nell'incendio che li ha sorpresi nel riparo di fortuna in cui abitavano in un accampamento nei pressi di via Appia a Roma.


Quattro bambini bruciati vivi. Come se la tragica vicenda del piccolo Marius (3 anni), bruciato sempre a Roma in una notte dello scorso agosto dal fuoco delle candele che servivano per tenere lontani i topi, non ci avesse insegnato nulla. L'emarginazione e la sempre più diffusa povertà sono oggi nel nostro Paese tra le più comuni forme di violenza. Un sempre più tollerato clima di intolleranza ci impedisce di guardare la realtà per quella che è e provare a costruire vere soluzioni. Che siano efficaci e durature e non si traducano nella realizzazione di ghetti dove isolare il "diverso". La giornata della memoria, da pochi giorni trascorsa, non dovrebbe insegnarci anche questo? Continuiamo ad erigere nuovi muri, nuove barriere, nuove violenze contro chi cerca di arrivare in Italia e desidera costruire qui la sua vita ed il suo futuro. Muri costruiti per legge, tentando di negare ai migranti arrivati nel nostro paese diritti sociale e diritti civili. Muri costruiti nella prassi, avvelenando i pensieri e i sentimenti, seminando la convinzione falsa che la diversità ci rende insicuri e l'incontro con l'altro è sempre fonte di pericolo. La storia insegna che la negazione della diversità genera le peggiori violenze e atrocità. Che l'affermazione dell'Io individuale e collettivo, ricercata nell'annientamento dell'Altro è capace di avvelenare nazioni interne, di distruggere intere generazioni. La politica istituzionale continua a permettersi il lusso di non ascoltare la lezione. Noi non possiamo. E' necessaria una presa di coscienza da parte di tutti, dalla politica al mondo del volontariato, alla società civile. Nessuno escluso. E' proprio questo desiderio di prendere consapevolezza e di non girare lo sguardo dall'altra parte che anima l'impegno dei tanti ragazzi della fondazione "Angelo Frammartino". La fondazione è sorta da emozioni forti, con l'intento di raccogliere l'eredità di pace e non violenza lasciataci da un ragazzo che a soli 24 anni ha deciso di rinunciare alle vacanze per portare un sorriso ai bambini che vivono in territori di guerra. L'esperienza con la fondazione in questi pochi anni ci ha permesso di vedere più da vicino i muri (a volte) invisibili, costruiti nella nostra società, le barriere che creano emarginazione e degrado. Il pensiero va immediatamente ai giovani rom, macedoni e kossovari, conosciuti durante le attività del progetto "Cento aquiloni per la Pace" che a fondazione porta avanti ormai da quattro anni. Con spirito di volontariato, con piccoli gesti, con concretezza. E' un'iniziativa volta a favorire l'integrazione di giovani rom. Un gruppo di bambini e adolescenti che vive nel villaggio rom di via Novara a Milano, un ghetto nascosto nel cuore della moderna metropoli. Sono giovani gli zingari. Circa la metà di quelli che vivono in Italia o in Europa sono minori. Bambini che nascono nell'emarginazione dei campi rom e nell'illegalità perché spesso non hanno documenti che gli diano il diritto a restare in Italia, pur non potendo essere espulsi. Come pensiamo possa essere inserito nel nostro tessuto sociale e nel rispetto della legalità chi già nasce fuori dalla legge e senza alcun riconoscimento? Favorire l'integrazione vuol dire impegnarsi per una cultura che coniughi legalità ed integrazione. L'impegno principale deve essere rivolto verso i più giovani. Rom e non solo. Favorire un'educazione alla legalità, una cultura della convivenza. Imparare a conoscere e riconoscere la donna e l'uomo che  vive al nostro fianco. E' l'unica strada per una convivenza pacifica. E' l'unica strada per la nonviolenza.

 
 
Pierangelo Frammartino e Chiara Calò per la Fondazione Angelo Frammartino ONLUS