Pace è diritti

Abbiamo un compito davanti a noi, un compito fondamentale, quello di restituire alle parole il loro significato pieno.

Viviamo un tempo, e un luogo (perché è importante ricordare che il mondo è per sua natura “diverso”), in cui si moltiplicano vertiginosamente le possibilità di comunicare. E ci siamo abituati a maneggiarle le parole, più che a pensarle e a dirle per veicolare significati. Le maneggiamo, come si maneggiano i tasti di un computer, e non vediamo poi gli occhi di chi le legge, le ascolta, le riceve quelle parole.

 

Anche la parola diritti è una di queste. Usata, abusata, dimenticata.

Restituirle un senso è un compito necessario perché è sotto gli occhi di tutti il fatto che, per troppo tempo, ci siamo distratti.

Distrarre, etimologicamente significa “allontanare” (dis-trahere). È sorprendente l’efficacia di questo significato. Ci siamo allontanati. Gli uni dagli altri. Fino a non riuscire più a riconoscere qualcosa di noi negli altri. A riconoscere in loro la nostra stessa volontà di essere vivi, di essere liberi, di essere felici. Ci siamo allontanati gli uni dagli altri, ci siamo persi.

Il compito che ci sta di fronte, allora, è quello di cambiare direzione. Dobbiamo avvicinarci, ma soprattutto lasciarci avvicinare. Rinunciando alla paura, perché sappiamo di non avere alternativa. Ridare senso alla parola “diritti” significa ricominciare a parlare al plurale, perché i diritti, anche quelli cosiddetti individuali sono di tutti, oppure non sono. Non esistono. Non sono esigibili, rivendicabili, difendibili.

Pace è diritti allora. Pace è rinunciare alle piccole rivendicazioni personali che ignorano l’esistenza dell’altro. Pace è accettare che il fondamento della nostra umanità sta fuori di noi, in ciò che, invisibile e indicibile, ci rende uguali ai poveri di tutto il mondo, ai ricchi di tutto il mondo, alle donne, agli uomini, a quelli con la pelle nera, con gli occhi a mandorla, con lo sguardo perso, con i capelli bianchi, con il corpo provato dalla malattia, o con la speranza intatta dell’infanzia.

La pace non ha senso se non attraversa l’umanità in tutte le sue forme, in tutte le sue esperienze in tutte le sue sofferenze, in tutte le sue conquiste.

Pace è diritti vuol dire che tutti siamo chiamati a questo compito, restituire alle parole il loro significato pieno, e che tutti dobbiamo essere messi in condizione di fare la nostra parte. Sempre abbiamo qualcosa da mettere in gioco, da dividere con gli altri, un passo da fare per rendere più breve la distanza tra noi.

Il pericolo che corriamo seriamente è quello di stancarci, di avere l’impressione dell’inutilità delle nostre scelte. Ci è stato insegnato che ciò che conta è il risultato, il traguardo. Ma questo è un percorso a ritroso e quel che conta è il punto di partenza, il luogo a cui dobbiamo ritornare, la comunità che troppo spesso abbiamo sostituito con un agglomerato di individui. Il noi che abbiamo sacrificato all’io. Pace è diritti vuol dire che ciò che conta è la strada perché la strada richiede di imparare ad essere compagni di viaggio, i traguardi si tagliano da soli.

E la strada è perdere tempo per aiutare qualcuno, dar da mangiare a chi ce ne chiede senza esigere un certificato di povertà autentica, non dormire la notte al pensiero di quante stanze restano vuote mentre tanti non hanno un tetto sulla testa, preoccuparsi che chiunque possa trovare non troppo lontano un libro scritto nella propria lingua ed anche imparare a leggere in una lingua nuova, chiedere che tutti abbiano uno spazio idoneo per rivolgersi a dio o per cercarlo, la libertà necessaria per essere parte di una famiglia che sia la costruzione di un sogno, non la replica di un progetto preconfezionato. La strada è chiedere che il lavoro sia per tutti spazio di libertà e di costruzione del sé. La strada è chiedersi di volta in volta “chi è il più debole?” e, ogni volta, anche se costa fatica, scegliere di stare dalla sua parte.

Noi vogliamo andare, insieme. Su questa strada che sentiamo nostra. Dove nessuno è escluso. Dove la pace è un diritto già scritto. Dove i diritti garantiscono la pace.

Stampa