Vincitori borse di studio 2014: Abstract Alice Bonavida

Alice Bonavida, Movimento di resistenza nonviolenta dei campesinos del Nord del Perù.
Questa ricerca propone  un resoconto dei conflitti tra la popolazione e le aziende minerarie del Perù, oltre ad un approfondimento del conflitto di  Rìo Blanco, che coinvolge le comunità di contadini di Yanta e Segunda y Cajas e l’impresa Rìo Blanco Copper S.A, nella regione di Piura, Perù.


Il Perù è un paese con profonde ferite storiche; sin dall’epoca del colonialismo infatti il paese è stato percorso da violenze di ogni tipo, discriminazioni sociali e razzismo. Il fatto che a lottare per la propria terra siano i campesinos, ovvero la parte indigena della popolazione, di solito esclusa e dimenticata, costituisce un fattore importante.

A settembre 2013, l’organo statale della Defensoría del Pueblo ha identificato nel paese 223 conflitti (attivi e latenti), di cui 148 hanno origine socio-ambientale. Varie sono le accuse che vengono rivolte alle popolazioni che lottano per la propria terra: in primis di contrastare ogni attività di estrazione mineraria senza valutare i singoli casi; vengono inoltre accusati, per dirlo con le parole dell’ex-presidente del Perù Alan Garcia in un articolo dal titolo “El sìndrome del perro del hortelano”, di essere ignoranti e pigri, di non voler sfruttare il tesoro sul quale sono seduti e di impedire ad altri di goderne e disporne.

Ancora una volta, la valutazione delle persone è impregnata di razzismo e non prende in considerazione gli elementi reali del conflitto, ovvero i rischi reali che la miniera provoca alla salute, l’avvelenamento delle acque e delle terre, la mancanza di coinvolgimento delle parti lese, o meglio l’ignoranza del pressante richiamo all’ascolto dei bisogni delle popolazioni locali. Come hanno mostrato diverse indagini e statistiche, la povertà nelle zone delle miniere non è affatto diminuita.

Anche se in passato in Perù - sin dalle civiltà pre-incaiche - vi sono state molte attività estrattive, non si può affermare che il Perù sia di per sé un paese completamente legato alle miniere: molte altre attività (ad esempio l’agricoltura) influiscono maggiormente sull’economia nazionale e sono pratiche legate al modello di sviluppo che da secoli viene praticato dalle comunità locali.

Inoltre, attualmente, il Perù è un paese esportatore di materie prime e non manifatturiero, di prodotti con valore aggiunto e quindi con un prezzo di vendita più elevato. In questo senso l’economia del paese è estremamente dipendente dai fluttuanti prezzi dei minerali sul mercato internazionale.

Come in altri casi, anche il conflitto fra le comunità di Yanta e Segunda y Cajas e l’impresa Rio Blanco può definirsi aspro e duro, la popolazione locale ha subito violenze di ogni tipo e durante alcune manifestazioni sono state uccise delle persone. In particolar modo, durante una manifestazione davanti ai cancelli della miniera, tra l’1 ed il 3 agosto 2005, sono state sequestrate e torturate 32 persone, fra le quali 2 donne, violentate più volte, ed è stato ucciso un manifestante.

Il fatto fu taciuto per diverso tempo. Nonostante queste ed altre violenze, la popolazione locale decise di condurre una lotta nonviolenta organizzando manifestazioni, denunce pubbliche, un referendum auto-gestito con alta partecipazione e una schiacciante vittoria del no alla miniera, un buon coordinamento con altri movimenti e una continua sensibilizzazione ai risvolti positivi di un modello di sviluppo sostenibile alternativo a quello vigente.

È possibile affermare che le donne abbiano un ruolo fondamentale nei conflitti socio-ambientali, proprio perché sono loro le prime, in quanto donne e madri, a difendere con ammirabile forza, onestà e determinazione i diritti della propria famiglia, della terra, dell’acqua e della salute.

A differenza di quanto la lobby delle miniere insista a propagandare, vi sono molte alternative all’attività estrattiva - largamente più sostenibili ed accreditate presso la popolazione - incentrate sull’agricoltura, sul commercio eco ed equo, sul turismo solidale, anche prendendo in considerazione il fatto che il Perù è uno dei 12 paesi “megadiversi” al mondo, che possiede cioè il 70% della biodiversità del pianeta.

Il settore delle miniere non viene scartato a priori dai movimenti, ma deve essere sancito il diritto per l’ambiente, per la partecipazione attiva della popolazione e i diritti umani; deve essere rispettato inoltre il modello di sviluppo e di vita delle popolazioni locali, racchiuso nel principio del “Sumaq Kawsay”, il vivere bene.